Torrente Aposa

Torrente Aposa

Secondo alcuni dal celtico Avsa (da pronunciarsi Avza, come in dialetto bolognese), nome di una principessa celtica del 400 A.C. Avsa era innamorata del principe etrusco Fero. Fero aveva il castello proprio dove oggi, all’incrocio tra via Castiglione e via Farini, c’è il palazzo della Fondazione Carisbo. Erano innamorati l’uno dell’altra, ma lui non poteva sposarla. Non solo non poteva sposarla perché era già sposato, e oltretutto lei era celtica, che avevano una condizione sociale inferiore rispetto a quella degli etruschi, principi e gentili. Una notte tempestosa in cui il torrente era in piena, la principessa per non rinunciare alla sua notte d’amore clandestina attraversa il torrente in piena, in modo da raggiungere il castello, passando sotto il ponte. La piena del torrente travolse la principessa Avsa, che annegò. Il principe, disperato, per non dimenticare il suo amore, fece chiamare il torrente con il nome della principessa Avsa. Oggi tutti conosciamo questo corso d’acqua come Aposa.

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Lungo circa 7500 metri, il Torrente Aposa nasce dalle colline sopra Roncrio fuori Porta S.Mamolo, per terminare nel Canale Navile al Sostegno del Maccagnano in Via Bovi Campeggi. Un tempo a cielo aperto, fu tombato a più riprese durante i secoli, e tutta la struttura fu fortemente rimaneggiata man mano che la città mutava le proprie esigenze. Ancora oggi, tuttavia, il Torrente ricalca fedelmente il suo alveo originale. Usato come collettore fognario fu bonificato (in parte) dal 1997 al 2000, quando furono inaugurati i nuovi accessi in P.zza Minghetti e in P.zza S.Martino. Sotto Via Rizzoli è visibile lo splendido intradosso del Ponte romano che un tempo rendeva possibile il passaggio del Decumano Massimo, ovvero della Via Emilia. Molte le derivazioni del Canale di Savena e di decine di altre immissioni che si riversano nel Torrente. Esisteva anche un corso occidentale artificiale utilizzato in un primo tempo per addurre acqua poi trasformato in cloaca massima. Fu coperto per ragioni igieniche e per utilizzare la superficie di risulta.