Porto di Bologna

Porto di Bologna

Con questo breve scritto si vogliono raccontare le vicende principali del Porto cittadino, che, comunque è sempre stato legato in maniera indissolubile al Canale Navile, tantochè qualsiasi effetto venisse provocato all’uno, si rispecchiava inevitabilmente nell’altro.

Nel 1550 fu solennemente inaugurato il nuovo Porto di Bologna, il quale consentiva alle barche da trasporto di arrivare dentro le mura presso Porta Lame, evitando così il viaggio via terra fino a Corticella. Come spesso accade per le grandi opere, il giorno dell’inaugurazione anche questa non era ultimata, ma funzionò comunque egregiamente per decenni con sostegni provvisori in legno. Fu Papa Paolo III ad autorizzare la realizzazione dell’opera che avrebbe dato certamente nuova vitalità all’economia cittadina; era il 1548. Il progetto fu affidato a Jacopo Barozzi detto il Vignola: dopo aver lavorato in Francia a seguito del Primaticcio e aver frequentato Sebastiano Serlio, si trasferì a Bologna dove dimorò proprio negli anni di progettazione e di costruzione del Porto e del Canale Navile. Il suo incarico prevedeva la sistemazione degli stessi, oltre al tratto che andava sino a Corticella, dato che quello costruito da Giovanni Bentivoglio era degenerato in pochi anni. Alla fine delle realizzazioni, fra il 1783 e il 1785/88 sul prato di Magone iniziò la costruzione di un altro deposito per il sale, chiamato Salara Nuova, progettato da Giuseppe Lanfranchini, capomastro della Gabella Grossa. Tutta la zona portuale e le infrastrutture erano dunque pubbliche; l’osteria di proprietà privata, costituiva un’eccezione. Una “pedagna” lignea permetteva il passaggio fra questa ed il piazzale. Per tutto l’Ottocento il Porto e il Navile continuarono a rimanere in attività, costituendo una valida alternativa ai trasporti via terra. Con la comparsa delle strade ferrate, gradualmente i trasporti via acqua, economici, ma molto più lenti, vennero man mano abbandonati privilegiando quelli via terra. Così giunse poi il piano regolatore del 1889 che contemplava anche la chiusura del Porto. Nonostante questa intenzione, l’attività del Navile continuò, se pure in forma ridotta, fin verso gli anni Trenta del XX secolo, tantochè poi, ancora nel 1954 era possibile raggiungere in barca Venezia. Fra il 1934 e il 1935 il complesso portuale di Porta Lame, ormai completamente in disuso dopo un onorevole servizio proseguito per diversi secoli, venne definitivamente disattivato. Alla demolizione delle infrastrutture si accompagnò la copertura della Darsena con una struttura a volta, a seguito della costruzione di Via Don Minzoni. Fortunatamente l’altorilievo di Camillo Mazza, raffigurante la Madonna con Bambino ed Angeli (frutto di un ex voto) scampò alle opere demolitrici. Tolto dalla facciata della Dogana, su cui campeggiava fin dal 1667, venne murato in cima allo scalone del secondo piano del Palazzo Comunale.