Centrale Idroelettrica del Battiferro

Centrale Idroelettrica del Battiferro

Il Battiferro è un edificio fluviale di Bologna, costruito nel 1439 e tuttora esistente, lungo il tratto urbano del canale Navile. Venne terminato dal Vignola nel 1548. Al centro e a sinistra dell’edificio si trovano le paratoie utilizzate per regolare il livello dell’acqua. Alla sua destra, invece, è collocata la conca a due portoni utilizzata per consentire alle imbarcazioni di superare il dislivello. Il sistema di paratoie è noto come Sostegno del Battiferro, dove sostegno è un sinonimo di chiusa. Il nome dell’edificio indica la presenza di un’officina per la lavorazione del ferro e di altri metalli; i pesanti magli erano messi in movimento dalla corrente del canale. Il Battiferro si trova nel punto di biforcazione tra il Canalazzo e il canale Fossette. La casa di manovra ha subito una radicale ristrutturazione nel 1914; in una nicchia della facciata rivolta a sud presenta una lapide in arenaria, incorniciata a rilievo, che rievoca i lavori realizzati nel Navile nel 1548 per volere del papa Paolo III. La conca di navigazione conserva tuttora uno dei due portoni che erano utilizzati per regolare il livello delle acque. Accanto al Battiferro sorgono una centrale idroelettrica, costruita negli anni 1898-1901, e i resti di una pila da riso, antica cartiera dei conti Bardi di Firenze. Nei pressi sorgeva inoltre un oratorio settecentesco. Dal 2012, presso l’isola del Battiferro è stato inaugurato l’omonimo locale, con uno spazio all’aperto destinato a concerti, spettacoli, esibizioni e letture. Le iniziative, organizzate in una rassegna estiva a cadenza annuale dal titolo “Battiferro finché caldo”, sono gestite dall’Associazione Vitruvio, in collaborazione con l’Agenzia Traccia e il bar Gessetto Spirit.
La storia del luogo del Battiferro, detto anche “basse della Beverara”, è talmente articolata che per essere raccontata con precisione bisognerebbe scrivere tantissimo. Lasciamo ai volenterosi visitatori la voglia della ricerca…
In breve:
le vecchie cronache enunciano che il Sostegno del Battiferro e gli altri situati lungo il corso del Navile fossero presi a modello dal celebre ingegnere francese Riquet che costruì il meraviglioso canale della Linguadoca; ma come si sa molte volte la cronaca sconfina nella leggenda e viceversa…
Infatti la storia locale viene riportata con fatti differenti. Il nome “Battiferro” derivò sicuramente dall’impianto di un’officina per la lavorazione del ferro e di altri metalli per mezzo di pesanti magli mossi dalla corrente del Canale. Fin da tempi antichi si producevano lamine e barre del pesante metallo, poi si impiantò una “Magona”, ovvero una fabbrica dove, sempre con magli, si forgiavano vasi di rame.
Fino al 1794 abitarono nella zona un gruppo di frati Cappuccini che nel loro opificio lavoravano un grosso panno a spina, a forma degli antichi bigelli, tantochè si formò l’arte dei Bigellieri, da non confondersi con quella dei Drappieri. I fabbricati vennero acquistati nell’800 dal marchese Mazzacorati che destinò ad uso di mulino i vari locali. Successivamente la “Società dello Sviluppo” comprò i molini e le pile dal marchese, costruì il primo nucleo della centrale e aumentò il salto del Canale scavando sul fianco e a valle della caduta un condotto di derivazione per portare acqua ad una turbina.
In un grande locale all’interno della centrale vi erano tre alternatori, uno azionato dalla turbina e gli altri due da quattro caldaie generatrici di vapore.
In seguito, dopo molti decenni, tutto l’impianto venne ceduto all’ENEL.
Dismessa da oltre quarant’anni è in condizioni precarie e fatiscenti; ultimamente un incendio ha fatto si che un’ala dovesse essere persino abbattuta.
Di tutti i macchinari sopravvive soltanto l’enorme turbina, sepolta da montagne di rifiuti.
Si rimane meravigliati dal numero impressionante di condotti, derivazioni, scoli, salti, punti di regolazione che fanno capire la complessità della struttura; lunghissimi e ampi i percorsi sotterranei, molti in volta.